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Gesù e quel grido a Betania

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Il cimitero di Betania è povero, scabro. L’aria fosca di questo posto contrasta con le colline intorno. Là, la primavera ha disteso i primi verdi, affoltito chiome di piante, disposto con le sue strane aeree geometrie alberi e macchie. Il gruppetto è arrivato al cimitero da poco. Sono passati già un po’ di mesi da quando a Gerusalemme Gesù ha fatto alzare la temperatura dello scontro. Dopo la festa delle Capanne è restato un po’ in città e poi via di nuovo. Imprendibile. Eppure così presente. 
Arrivando dopo alcuni mesi di lunghi viaggi a Betania, hanno trovato Marta e Maria che sono venute incontro al Nazareno e ai suoi. Maria lo ha guardato come si guarda un fratello. Giacomo le legge negli occhi, e legge come muove le mani sul viso di Gesù. Sei dimagrito, deve aver pensato lei. Un po’ sciupato. Giacomo sa bene che questo drappello d’uomini negli ultimi tempi appare più provato, stanco, braccato. Immerso in una durissima gioia. Al loro apparire in alcuni villaggi si ritirano, non vogliono grane. Altrove la gente esce loro incontro con scene di entusiasmo. Gesù osserva tutto. Poi come un’aquila con la sua autorità artiglia i luoghi comuni di coloro che passano per i più pii, strappa le difese degli ipocriti, accende le gioie dei cuori. E inquieta tutti.

«Sono venuto a portare il fuoco», aveva mormorato un giorno ai suoi, «e come vorrei che fosse già alto...».
Quando si forma un capannello di persone, ecco, ne arrivano altre, e altre e altre ancora. La gente va da Gesù apertamente, senza più i timori delle ritorsioni dei sacerdoti. Anzi, alcuni godono quando lui fa fare brutte figure ai farisei, ai sadducei o ai loro emissari. Come quando ha guarito la donna ricurva da anni e il capo della sinagoga si è arrabbiato perché era Sabato... E chi è padrone del Sabato? Dio... La folla a sentir le risposte di Gesù aveva esultato per lui.

Giacomo sa che Marta e Maria sono ben consapevoli di quale sia il momento che Gesù sta attraversando. Questa visita non è un caso. Lui sta rivolgendo sempre di più pensieri e discorsi sulla fine dei tempi. Quando ha saputo che il suo amico Lazzaro stava male si è precipitato qui. Un uomo in vista, stimato in tutta Betania e oltre, fino alla vicina Gerusalemme. Sono venuti quasi correndo a Betania, erano lontani, ma si sono messi subito in cammino. Con la polvere in gola. Hanno cercato le sorelle, hanno cercato Lazzaro. Poi qualcuno in paese ha detto: «Andate al cimitero». E ora Marta gli mormora con le labbra secche vicino al viso che è finita, è tardi. E lui, tirando su la faccia al cielo, inizia a piangere.
Non lo avevano mai visto così. Nessuno dei suoi discepoli osa dire nulla. Stanno vicino a lui, e lo lasciano piangere. È solo nel cerchio dei suoi. Tiene il viso alzato, le lacrime gli scendono sulla bocca, la barba. Fissa qualcosa davanti e sopra di sé. Le lacrime gli riempiono gli occhi. Poi si incammina dietro le sorelle. La vecchia zoppa si aggira tra gli alberi spogli su cui gemmano piccole foglie grigio verdi. Chiede ormai solo biascicando: «Ma chi è quello lì?».

Andrea, Giacomo, Pietro si sono guardati spesso nei giorni scorsi come smarriti. Gesù ha parlato ancora della sua morte e della fine di Gerusalemme. Ha descritto venire la fine dei cieli, della terra. E ha lanciato maledizioni sulla città santa. Ha detto cose oscure. A volte sembrava battagliare con qualcosa che vedeva solo lui. E ora piange, piange come se qualcosa si stesse rompendo dentro.
“Che sosta speciale è questa?” pensa Giacomo incamminandosi dietro al maestro, a Pietro, agli altri, sentendo la polvere secca entrargli nelle narici, in bocca. Nei due mesi scorsi se ne sono sempre stati in giro. Guarigioni, discorsi, spostamenti. Un continuo vagare da villaggio a villaggio, senza riposo, quasi una corsa. Ormai non passa giorno senza che ci sia uno scontro duro con i farisei e gli emissari dei sacerdoti. Hanno cercato di prenderlo in fallo su tutto. A Gerusalemme e poi nei paesi della Giudea e della Galilea [...].

E ora il piccolo gruppo avanza in questo cimitero del piccolo villaggio spoglio. “Come se fossimo venuti a dare un’occhiata alla morte prima di morire”, pensa in un baleno Giacomo. E guarda il suo maestro che con gli occhi rossi di lacrime fissa il sepolcro dell’amico. Li ha visti varie volte discutere, bere insieme. Lazzaro aveva una familiarità allegra con Gesù. Sembrava l’unico che poteva dirgli certe cose. Si ascoltavano. Gesù sapeva di poter contare su quell’uomo asciutto dai modi discreti [...]. Ma ora il Nazareno si trova a fissare la morte nel suo amico. Forse sta fissando anche la propria morte. La conosce pre-soffrendola nel suo amico. Vede la propria solitudine spaventosa di condannato.
Lo hanno sentito urlare d’improvviso. Giacomo non se lo aspettava, non se lo aspettava nessuno. Un grido pieno di pianto, di cielo fatto a pezzi. Come uno scongiuro. Una supplica, un ordine di capitano dentro il gorgo della battaglia. Come di uno che ha bisogno, quasi disperato. Che vede lo sfarzo ultimo del mare.
«Lazzaro, vieni fuori!».
Come il grido dato da uno che sta per essere travolto e si alza. Uno che tende il braccio all’amico che sta precipitando. E che gli dice: non lasciarmi solo, proprio ora...
«Cosa ha urlato?», ripete la vecchia zoppa a quelli che non la ascoltano. Poi visto che nessuno le risponde, rivolge lo sguardo nebbioso e lacrimoso verso il sepolcro. Tutti guardano là, dove hanno tolto la pietra. E anche lei vede, nella nebbia dei suoi occhi avvelenati, emergere dal buio la figura tutta bendata, tutta avvolta del morto. Ma che ora cammina, muove passi incerti verso la luce. E intorno a lei si alza un gridare, piangere, uno strano esultare. Passi muovono la sabbia, alcuni scappano indietro, altri avanzano indecisi. C’è chi si abbraccia. Lei alza gli occhi al cielo chiaro. Non pensava di vedere queste cose, pensava di morire senza vedere questa cosa.
L’uomo che ha gridato resta immobile. Come uno che ha sfidato il drago dentro e fuori di lui. Pietro Andrea e Giacomo sono immobili, vicini a Gesù. Gerusalemme è poco lontano. La voce correrà veloce. Nuove nubi, nuovi baleni di luce passeranno negli occhi di chi lo attende come un salvatore. Altre ombre scenderanno sulle fronti dei suoi nemici. Le due sorelle baciano il volto di Lazzaro e lo reggono mentre lui fissa Gesù senza dire nulla, solo: «Sono qui...».


Davide Rondoni

 

 

 

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5 marzo h 19 - workshop scrittura Camplus Bononia
6 marzo h 18 - Siena Conferenza su Eliot
7 marzo h 17,30 - master traduzione Misano, fondazione S. Pellegrino (Rimini)
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