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Siamo in giorni in cui la catena umana sembra disgregarsi

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Siamo in giorni in cui la catena umana sembra disgregarsi. Guerre, caos, faziosità. Forse non del tutto casuale che la poesia si occupi di questo, ma a un altro livello dal frastuono di bombe e polemiche. “Catena umana” si intitola il nuovo libro di Seamus Heaney. Con coraggio Mondadori ha inaugurato una serie de Lo Specchio (grafica nuova) affiancando al grande irlandese, quattro libercoli di poeti italiani nati negli anni ’70. La piccola collezione –sponsorizzata da un noto marchio di penne- è segnale di apertura. Bernini, Pellagatta, Ponso, Carabba confermano l’esistenza di una parte di poesia recente abitata da un notevole governo della lingua (forse pure troppo), da un sentimento del tempo come già concluso o privo di fertilità vitale e da una curiosità febbrile verso la propria biografia e l’orizzonte consueto della esistenza. Il grande irlandese, che conclude la sua opera ben tradotta da Gianluca Guerneri con una poesia omaggio agli aquiloni di Pascoli. si conferma un poeta “sposato alla vita” e capace di visioni. Questi scelti tra i tanti bravi nuovi poeti che ci sono, annotano un disagio, un senso di blocco da cui si fatica ad uscire. Generalizzare non si può e su ognuno torneremo, se si dà il caso. Ma un senso di vita cristallizzata li accomuna. Una narrazione del minimo vitale. La maggiore tensione si trova nel quaderno di Andrea Ponso, impegnato con “I ferri del mestiere” a auscultare la vita nelle ossa, a mostrare l’amputazione delle “potature” –parola che torna e chiude il libro- come  segni di una dura lotta per non soccombere alle forme del male. Ci sono qui ancora le sorprese: essere pur in una cucina livida  come “angeli muti/ che per la prima volta abbiano visto/ il proprio viso e il proprio corpo”. Una attenzione all’essenziale, una disponibilità alla privazione di quanto impedisce la rinascita delle ossa. Al centro –in una mandorla di testimonianza – il poeta annota: “guardo ora il viso dolce di mia madre/ seppellire quello assorto e immobile / di mio padre, senza cedere luce,/ senza perderne tracce.” La catena umana può avvenire nel segno della perdita, del cedimento. O le dolenti potature essere gesti in cui la luce non cede. Si rigenera, si tramanda.
 

Appuntamenti

28 febbraio h10 - Colloqui fiorentini, Firenze
28 pom e 29 mattina - laboratorio e scuola Sezze e Priverno (Lt)
3 marzo h 17 - Bari Università incontro con G.Nunziante regista e autore, su "Raccontare l'umano"
5 marzo h 19 - workshop scrittura Camplus Bononia
6 marzo h 18 - Siena Conferenza su Eliot
7 marzo h 17,30 - master traduzione Misano, fondazione S. Pellegrino (Rimini)
8 marzo h 18 - Forlì inaugurazione del bookshop "Cartacanta"

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