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Per presentarmi

Mi verrebbe spontaneo fare il nome di altri. Voglio dire una specie di elenco di coloro, e son tanti, a cui la mia vita è legata. Sarebbe forse meglio, più esatto.
Parlare della silenziosa vastità d'affetti di mio nonno Enea, provare a dire la semplice cura di Bruna sua moglie e mia gran madre, la solitudine di quell'altra, fiera, madre di mio padre che mi ospitò a Cervia a scrivere poesie, la forza buona e pazza di mia madre Giovanna, mia zia Marta, fulminata nel tempo a ventidue anni e fissa per sempre nel mio destino, il carisma paterno ed entusiasmante di don Giussani, lo stimolo alto, teso di Francesco Ricci, l'amicizia di mio fratello e di mia sorella, la maestria di Raimondi, le canzoni di Vasco Rossi, e ridire i nomi delle città che ho veduto. Degli amici dispersi ma non perduti. E parlare, se ne fossi capace e degno, di mia moglie, dei miei sorprendenti piccoli.
Ho iniziato a scrivere poesie a 8 anni. Non mi sono ancora fermato. Ero a Forlì, mia splendida città natale. Splendida per la gente che c'è (le signore buone e quelle cattive della latteria, i meccanici di bici mezzi matti, i matti interi sotto i portici, i signorotti impettiti, le ragazze) oltre che per alcune cose e scorci che i forestieri spesso non vedono o non possono vedere. Mi ricordo che ero ammalato a letto: gli orecchioni. Era inverno, venne il primo verso: "Ecco arriva l'inverno/ i bambini accendono il termo". Grande.
Ora la mia casa è a Bologna, città bella e difficile, autoritaria come una cicciona non più brillante e non più molto tonica. Ma bella, comunque. Giro molto, anche lontano. Se è "molto lontano" prendo l'aereo. Ma faccio molti chilometri in automobile.
Un filologo o un critico di professione forse potrebbe tirare richiami intratestuali. Io ho continuato a tirare il fiato da non so dove, da quale pozza buia di aria gratis.
Quando avevo meno vent'anni, ho iniziato a fare con alcuni amici una rivista: clanDestino. E'ancora viva, non perché è ricca di soldi (c'è una miseria, come si dice dalle mie parti, che anche i sorci scappano via coi lacrimoni agli occhi) ma di idee e di talento da parte di tutti quelli che l'han fatta e la fanno: Lauretano, Gibellini, Guerra, Ulivi, Vespignani, Casadei…

Poi i tanti scrittori importanti che ci intervengono su. E grazie anche all'impronta del buon vecchio Giampaolo Piccari che ci fece partire.
Non ho mai concepito il lavoro poetico come "a parte" dall'impegno critico, sia in campo letterario che, più largamente, in campo sociale e politico. L'essere un cristiano cattolico, non mi ha mai messo in quell'imbarazzo verso l'arte in cui taluni vorrebbero. Come quelli che alla grande Flannery O'Connor, appunto, chiedevano come facesse lei, nel XX sec. ad essere cattolico e d artista. E lei rispondeva: proprio perché sono cattolica non posso che essere un'artista.
Io sono cattolico perché nulla è più affascinante, per la ragione e per il cuore, di questa inserzione del divino nell'umano, del mistero della Incarnazione. Tutto dell'umano ne viene così valorizzato, così preso in primo piano e in un destino di bene… Non ho grandi riflessioni sulla fede. Non esiste il cristianesimo, ha scritto qualcuno, ma solo uomini toccati da un avvenimento e da un incontro che opera nella vita un cambiamento di prospettiva e di affezione. Io sono stato coinvolto in questo popolo d'uomini. Non è un merito, né un lasciapassare per un inesistente paradiso in terra, né un antivirus: è una grazia, un dono.
Dunque, a vent'anni, cioè nel 1984, ancora scrivevo poesie e mi piacevano alcuni poeti: Luzi, ad esempio e Testori, e Caproni. Naturalmente Rimbaud.
Coi primi due sono entrato in un rapporto lungo e bello, (con Testori anche duro, e non poteva essere altrimenti). Il terzo mi scrisse una letterina dopo aver ricevuto il mio primo libretto ("La frontiera delle ginestre") dicendo di essere come un sarto che tasta la stoffa e dice: è buona. E si soffermava sui testi che lo avevano colpito di più e su alcuni difetti. Allora continuai.
Di Testori e di Caproni mi colpiva il senso di estrema vibrazione della loro voce in accordo con le estremità della vita. Un altro grande poeta, Piero Bigongiari, io e alcuni altri giovani amici lo chiamammo a lungo "lo zio".
Testori mi disse: traduci Rimabud, lì non ti puoi attaccare a nulla.
E allora bruciò definitivamente ogni vanagloria. E dopo il ragazzo profeta selvaggio, tradussi Baudelaire, il gigante. Con Testori e con alcuni suoi amici scopersi la tensione al teatro che c'è in ogni autentica scrittura poetica.
Dieci anni dopo, nel '96, un editore mi chiese una versione poetica dei Salmi. Altro lavoro "assurdo", prostrante ed esaltante. Fondamentale.
Di Luzi, ancora, mi colpisce la vivezza della meditazione, la germinazione del pensiero con la parola, la generosità gentile e silvestre con cui, caricandosi dei problemi che presenta un secolo di poesia in gran parte a lui "estranea" ma egemone, ha riaperto alla poesia non solo italiana una via non pregiudicata da una posizione esistenziale segnata da delusione rispetto alla realtà, da una dubitosità scettica o nichilista.
Di lui ho tanti ricordi. Come quelle susine dolcissime che un giorno d'estate offerse a me e ai miei piccoli quando lo andammo a trovare a Pienza. Quelle susine e quelle pale d'altare anonime, chiuse in piccole chiese sparse laggiù mi indicarono qualcosa di chiaro e meraviglioso sulla sua poesia. Aveva da poco finito di scrivere "Sotto specie umana".
"Che fa l'aria…" chiede a un certo punto il Pastore errante di Leopardi. Me ne sono accorto veramente poco tempo fa. E ho pensato a quando mio figlioletto, Bartolomeo, un giorno mentre in auto salivamo su una strada delle Dolomiti mi chiese: "Cos'è quella, babbo?" "E' una montagna, Barti.". "E cosa fa la montagna?". Io, lì per lì, dissi: "Cosa vuoi che faccia ? fa la montagna…". Poi, quando di recente mi accorsi veramente di quel verso leopardiano, collegai: la domanda dei più piccoli, la loro ragione aperta sul reale, il loro senso naturale che tutto ci sta a fare qualcosa qui, che c'è, insomma, un'azione nel mondo, che tutto partecipa a un movimento, a un evento -ecco, è la stessa "scoperta" continua della grande poesia.
"Aria rubata" mi pare chiamasse la poesia Mandel'stam. Aveva in mente - e poi l'ebbe fin nel morire della carne- lo scandalo della oppressione. Ma aria rubata resta, la poesia, anche nelle situazioni apparentemente più libere. Perché la libertà è sempre in gioco, dico la libertà vera, che non è quella di fare quel che pare o piace, ma è quell'energia che ci fa aderire alla realtà e alla promessa di bene che c'è dentro.
Che libertà da guitti o da cani sarebbe, infatti, poter fare quel che si vuole in un serraglio in cui tutto è, in fondo, solo vanità e dissipazione nel niente?
Tutti i grandi poeti arrivano al dunque: il mondo è una farsa (atroce, o dolcificata per i più fortunati) o è un avventura di significato?
A questo dunque ci arrivano tutti coloro che non cessano d'essere uomini. I poeti danno voce a tutti i modi per arrivare al dunque: lo ricordano nei ricordi, lo ridono nel ridere, lo cantano nel canto, lo piangono nel piangere, lo tacciono nel tacere.
Non credo che per il fatto di aver scritto qualche poesia e aver pubblicato un po' di libri io abbia una consapevolezza di cosa è il mondo, di cosa "fa", maggiore di quella che aveva mia nonna Bruna che per tutta la vita ha fatto da mangiare a mio nonno Enea detto Nino.
(A proposito: forse in questo nome "doppio" del padre di mia madre e nella sua trasformazione c'è un segno del mio destino. Enea è nome altisonante, di gran viaggiatore tra terra mare e inferi, eroico, appassionato e pietoso. Ma mio nonno veniva in realtà chiamato da tutti Nino, romagnolesco o italianissimo diminutivo, bambinesco e familiare, da bar e da cortile).
Non credo che la poesia sia, in se stessa, una forma di conoscenza "altra" o più autorevole. La poesia, anzi, le buone poesie sono come quei tronchi cavi o quegli archi naturali di pietra che fanno suonare il vento, o le voci in modo insolito. E il vento e le voci sono la vita, le idee, le pene e le speranze di ognuno e di tutti. "Un grido unanime" diceva il vecchio grande Ungaretti, indicando come lui sapeva bene non una unanimità ideologica o stilistica, ma di "tensione", di "grido", appunto.
Sulla natura della poesia non si fanno grandi scoperte o acquisizioni. La poesia è una esperienza a cui si partecipa, ci si chiami Omero o Pinco Pallino che in una delle smisurate librerie di New York prende in mano un libro di poesie di E. Dickinson o di T.S. Eliot.
Il lettore completa l'opera, diceva Péguy richiamandone la grande responsabilità. Come dire che anche una poesia la si fa sempre in due: chi l'ha scritta, magari cinquemila anni fa, e chi la sta leggendo. Anche per questa speciale e infinita cooperazione, la poesia riguarda sempre il presente, e non accetta nessuna museificazione.
E' un'esperienza del segreto del vivere: siamo dentro una creazione che ci fa.
I poeti sono quelli che ascoltano e dicono al modo in cui vien loro dettato dentro, diceva il padre Dante. Padre, sì, perché più di altri riconosceva d'esser figlio, di appartenere, analogicamente, alla propria lingua, ai propri scrittori, al proprio amore e al traditum della propria civiltà, al suo vivo fuoco.. "Vostro sono" dice alle Muse e, quindi, a quell'Amor che tutto move a cui esse, per lui, danno voce.
Poi, in tutti questi anni, gli scritti d'amore di Leopardi, tra Agostino, Lucrezio e la preghiera alla "cara beltà…", i lavori su Péguy, il poeta dell'evento, dell'anti-sistema, su T.S. Eliot, Michelstaedter, Pascoli, Pasolini. E ora l'invenzione e l'opera del Centro di poesia contemporanea dell'Università di Bologna, un'antologia con Franco Loi sulla poesia italiana recente, impegnativa, tesa a valorizzare la tanta buona poesia italiana così misconosciuta nelle sedi critiche istituzionali, così mortificata dalla ripetizione pigra di pre-concetti.. Le letture, gli happening, le grandi letture di poesia nelle centrali elettriche in giro per l'Italia. Tanti libri ricevuti, comprati, letti -e manoscritti, e lettere, lettere, discussioni con Gibellini, Galaverni, Piccini, Mussapi, Loi, Doninelli, Bigongiari, con Valentino, con Francesca, con Stefano…
Ma, vedo, ricominciano i nomi, come un vento, un'aria, un dettare dentro.

 

 

Davide Rondoni - Curriculum

Nato nel 1964, a Forlì. Laurea in Letteratura italiana Università di Bologna, relatore Prof. Ezio Raimondi (110 lode).

Ha fondato e dirige il Centro di poesia contemporanea dell'Università di Bologna. Ha tenuto e tiene corsi di poesia e letteratura nelle Università di Bologna, Milano Cattolica, Genova, Iulm e in diversi Istituti specializzati nonché all’estero a Yale University e Columbia University (Usa). E’ direttore artistico del festival DANTE09 a Ravenna. Ha partecipato ai più importanti festival di poesia in Italia e all’estero.

Ha pubblicato alcuni volumi di poesia, tra cui  “Il bar del tempo”, è uscito per Guanda nel gennaio '99 e “Avrebbe amato chiunque” con i quali ha vinto, tra gli altri, i premi più importanti in Italia (tra cui Montale, Carducci, Gatto, Ovidio, Camaiore, Metauro). “Apocalisse amore”. Mondadori, Giugno 2008. Un libretto edito nel 2001, "Non sei morto, amore" (e ripubblicato nel 2006) è letto in performance dall'autore insieme ad un pianista di blues, oltre che messo in scena da Sandro Lombardi e David Riondino. Mentre con una compagnia di tango vengono lette le poesie di “Ballo lentamente con le tue ombre” (Tracce 2009)

E' presente nelle più importanti antologie di poesia italiana del secondo Novecento edite da Mondatori (a c. Cucchi e Giovanardi) e da Rizzoli (a c. Piccini) e in numerose altre. Sue poesie sono edite in volume o in rivista in Francia, Usa, Venezuela, Russia, Inghilterra, Croazia, Cina e altri paesi.

Il romanzo breve "I santi scemi" (Guaraldi 1995) è stato finalista al premio Berto 1995 per l'opera prima.

Ha pubblicato il romanzo per ragazzi “I bambini nascono come le poesie” (Fabbri 2006)
Con Franco Loi ha edito nel 2001 per Garzanti un'antologia della poesia italiana dagli anni '70 a oggi, “Il pensiero dominante. Poesia italiana 1970-2000”.

Cura le collane di poesia de Il saggiatore e di Marietti

Dirige la rivista di poesia e arte “clanDestino” per i cui quaderni ha curato, tra l'altro, "A casa dei poeti", conversazioni con i poeti italiani, e "Cantami qualcosa pari alla vita", conversazione con Mario Luzi e “I cercatori d'oro. Sei nuovi poeti italiani”.

Ha tradotto da Rimbaud, Péguy, Dickinson e Baudelaire. Ha curato per Rizzoli una nuova edizione commentata a più voci della Commedia di Dante, il commento ad una edizione dei Cori da la Rocca di Eliot, un'edizione delle poesie di Ada Negri, delle lettere di E. Mounier e un'antologia di Charles Péguy.
Ha curato un libro di interventi (Gadamer, Giussani, Bigongiari) dal titolo La sfida della ragione, Guaraldi 1998, e un'antologia di scritti d'amore di Giacomo Leopardi (Garzanti, 2000) un libro-conversazione con Ezio Raimondi, (Guaraldi, 1999) una versione poetica dei Salmi da Marietti nel 2001. E' autore di testi teatrali rappresentati in diversi teatri italiani, tra cui Il Piccolo di Milano, e il teatro Biondo di Palermo.

Collabora abitualmente in occasioni di readings di suoi testi o di scelte da lui curate con i migliori attori del teatro italiano (tra gli altri, Iaia Forte, Franco Branciaroli, Sandro Lombardi) e con musicisti come Lucio Dalla, Eugenio Finardi, Morgan e altri.

Presso Rai 1 la tv Sat 2000 partecipa, cura e conduce programmi di poesia e di dibattito culturale.

Ha realizzato, tra l’altro, i programmi tv:

Stupormundi (dialoghi tra poeta e scienziati alla ricerca delle scoperte di oggi)

Parolà (per ragazza  e scuole, giochi e scoperte del mondo della parola)

Antivirus (dieci minuti di poesia in Tv)

E’ stato consulente Rai per la Fiction e partecipa alla trasmissione Benjamin sul tg1 per la poesia.


Per due anni ha curato il progetto promosso da Enel "Luce per la poesia" di grandi letture presso le Centrali elettriche italiane e di diffusione on-line della poesia (tra le voci: Foà, Lombardi, Bucci, Bonaiuto, Arbore, Vanoni, Branduardi, Riondino, Alice, Sastri, Degli Esposti, Avogadro, Soffiantini, Jannacci e numerosi uomini di cultura e del mondo del giornalismo e dello spettacolo). Per Enel ha svolto la realizzazione del sito www.inpoesia.it con la partecipazione di numerosi personaggi della cultura e dello spettacolo italiani..

E’ direttore artistico del festival “per tipi danteschi” Dante09, che si svolge ogni anno a Ravenna nei pressi della tomba del poeta (www.dante09.it)

Ha pubblicato articoli accademici su diversi autori tra cui Pascoli, Leopardi, Luzi, e Pasolini.

E’ autore di numerosi articoli e saggi sulle arti figurative: Lorenzo Lotto, Michelangelo, Van Ejck, Niccolò dell’Arca, Caravaggio, maestri del ‘300 riminese, Palmezzano e altri.

Editorialista di Avvenire e de Il Tempo e de Il Sole24 ore

 

Principali pubblicazioni:

 

Poesia

  • La frontiera delle ginestre, Forum - Quinta generazione, 1985
  • O les invalides, N.c.e. 1988
  • A rialzare i capi pioventi, N.c.e - Guaraldi, 1993
  • Nel tempo delle cose cieche, N.c.e, 1995
  • Il bar del tempo, Guanda, 1999
  • Non sei morto, amore, Quaderni del battello ebbro, 2001
  • Avrebbe amato chiunque, Guanda, 2003
  • Compianto, vita, Marietti, 2003
  • Il veleno, l'arte, Marietti, 2004
  • L'acqua visitata dal fuoco, Marietti, 2005
  • Vorticosa, dipinta, Marietti, 2006
  • Apocalisse amore, Mondadori 2008
  • Le parole accese. Poesie per bambini e non. Rizzoli, 2009
  • 3, Tommaso, Paolo, Michelangelo, Marietti 2009
  • Ballo lentamente con le tue ombre. Poesie per il tango. Tracce 2009
  • Rimbambimenti, Raffaelli editore, 2011
  • Nell'arte, vivendo, Marietti editore, 2012

 

Narrativa

  • I santi scemi, Guaraldi, 1996
  • Herman, una vita storta e santa puntata alle stelle, BUR, 2010

 

Saggi

  • L'avvenimento della poesia, on-line, Guaraldi-Logos, 1999
  • Non una vita soltanto. Scritti da un'esperienza di poesia, Marietti, 2002
  • La parola accesa, Edizioni Di Pagina, 2006
  • Il fuoco della poesia, In viaggio nelle questioni di oggi, BUR, Rizzoli, 2008
  • Contro la letteratura, Il saggiatore, 2009
  • Nell'arte, vivendo, Marietti editore, 2012

 

Teatro

  • Giotto, l'uomo che dipinse il cielo (Compagnia Elsinor)
  • Barabba il liberato (per Flavio Bucci, Alvia Reale e Patrizia Zappa Mulas)
  • Non sei morto amore (per david Riondino e Sandro Lombardi)
  • La locanda, le stelle (per Andrea Soffiantini)
  • Compianto, vita (per Virginio Gazzolo)
  • Il veleno, l'arte (per Iaia Forte)
  • Dalle linee della mano (Teatro Biondo, Rega di Pietro Cariglio)
  • Passare delicatamente la mano. Per E. e per tutti (teatro Elsinore)

 

Antologie e principali curatele

  • Ada Negri, Mia giovinezza, Rizzoli, 1996
  • T.S. Eliot, I cori da La rocca, Rizzoli, 1996
  • La sfida della ragione, Guaraldi, 1998
  • Leopardi, l'amore, Garzanti, 1999
  • Charles Péguy, Lui è qui, Rizzoli, 1999
  • Dante, Commedia, Rizzoli, 2001
  • Il pensiero dominante. Antologia della poesia italiana 1970-2000, Garzanti, 2001
  • La poesia è il tempo, Franco Mara Ricci, 2007
  • Mettere a fuoco Dio, Rizzoli 2008
  • Poeti con il nome di donna, Rizzoli 2009
  • I fiori del Male, Salerno Editrice, 2010
  • Poesie 1965-1993, Giovanni Testori, Mondadori editore, 2012
  • A. Rimbaud, Una stagione all'inferno, Bur-Rizzoli, 2012

 

 

Appuntamenti

28 febbraio h10 - Colloqui fiorentini, Firenze
28 pom e 29 mattina - laboratorio e scuola Sezze e Priverno (Lt)
3 marzo h 17 - Bari Università incontro con G.Nunziante regista e autore, su "Raccontare l'umano"
5 marzo h 19 - workshop scrittura Camplus Bononia
6 marzo h 18 - Siena Conferenza su Eliot
7 marzo h 17,30 - master traduzione Misano, fondazione S. Pellegrino (Rimini)
8 marzo h 18 - Forlì inaugurazione del bookshop "Cartacanta"

Collaborazioni